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Negli ultimi decenni i social media sono diventati un’estensione naturale dell’attivismo femminista e queer in Tunisia. Le piattaforme digitali sono state usate per informare, denunciare, organizzarsi, creare reti e rafforzare legami tra attivistɜ, sia sul territorio che oltre i confini nazionali. La rete ha offerto strumenti per esistere e resistere, per trasformare l’isolamento in alleanza e la rabbia in mobilitazione.

Molte delle realtà militanti più attive nel Paese si servono quotidianamente dei social media per costruire memoria collettiva, coordinare azioni, condividere saperi e fare fronte comune contro la violenza di Stato, il patriarcato e le discriminazioni di genere e orientamento. Seguirle significa restare connessɜ con le lotte vive, informarsi da fonti dirette e sostenere chi, ogni giorno, lavora per un futuro più libero e giusto.

Questo contenuto si inserisce all’interno del capitolo Elettronɜ liberɜ del libro Tunisia in rivolta: Femminismi e queerness fra strada e cyberspazio di Guendalina Simoncini e Maria Nicola Stragapede (in uscita a ottobre 2025), che esplora la storia e le forme dell’attivismo digitale femminista e queer tunisino.

Ecco una lista (non esaustiva) di 10 realtà militanti tunisine da seguire per restare aggiornatɜ sulle lotte femministe e queer nel paese:

Association Tunisienne des Femmes Démocrates 

Associazione femminista storica fondata negli anni Ottanta, oggi si occupa di importanti iniziative per il supporto e l’autonomia delle donne in Tunisia. Gestisce il Centre d’Écoute et d’Orientation des Femmes Victimes de Violences, che offre supporto psicologico e legale alle donne vittime di violenza, e l’Université féministe Ilhem Marzouki, dedicata alla formazione femminista. Amministra anche il Centre de Documentation Safia Farhat, che conserva materiali sulla storia e le lotte femministe.

Aswat Nissa 

È una ONG femminista tunisina creata nel 2011. L’attività di Aswat Nissa si concentra sulla promozione della partecipazione femminile nello spazio pubblico e politico, sulla formazione all’uguaglianza di genere, sulla sensibilizzazione e sul supporto alle vittime di violenza di genere. L’organizzazione conduce campagne di advocacy, azioni di sensibilizzazione e percorsi di capacity building, promuovendo anche ricerca su temi come la violenza economica, i diritti sociali e le disuguaglianze legate al genere. Con sede a Tunisi, Aswat Nissa collabora con reti e collettivi locali, sostenendo iniziative rivolte a donne marginalizzate, comprese le lavoratrici in ambito rurale, attraverso programmi di formazione giuridica, consapevolezza e rafforzamento della leadership.

Chaml شمل 

Nato nel 2014 come blog creato da un gruppo di giovani donne tunisine, il progetto si è progressivamente trasformato in un collettivo impegnato a decostruire il mito della “donna tunisina” e a mettere in discussione la rappresentazione sociale della femminilità. Con una forte vocazione artistica, soprattutto letteraria, il collettivo è anche attivamente coinvolto nel dibattito politico e sociale. Sebbene il blog non venga più aggiornato regolarmente, la pagina Facebook rimane uno spazio vivo di riflessione, scambio e critica sul ruolo delle donne nella società tunisina.

Damj 

Damj (Associazione Tunisina per la Giustizia e l’Uguaglianza) è una delle prime associazioni fondate in Tunisia per la tutela dei diritti umani e la difesa dei gruppi marginalizzati, in particolare della comunità LGBTQIA+. Fin dalla sua nascita, Damj ha creato spazi sicuri e offerto assistenza legale immediata a persone fermate o arrestate arbitrariamente a causa della loro identità di genere o orientamento sessuale. Si batte per l’eliminazione dell’articolo 230 del codice penale, che criminalizza l’omosessualità, e contro l’uso di test medici abusivi. L’organizzazione opera su più fronti: advocacy, sensibilizzazione, formazione e mobilitazione comunitaria, con l’obiettivo di promuovere inclusione, uguaglianza e sicurezza fisica e psicologica per tutte le persone LGBTQI+ nel paese. Damj organizza conferenze stampa, forum pubblici e produce report ufficiali per denunciare arresti arbitrari e violazioni sistematiche, facendo pressione sul governo affinché rispetti le raccomandazioni internazionali in materia di diritti LGBTQIA+.

Ena Zeda 

Nata come campagna di hashtag-activism in Tunisia nel 2019 per denunciare la violenza di genere su larga scala, #EnaZeda è presto diventata una realtà militante autogestita. L’iniziativa ha preso avvio dopo che una liceale ha denunciato un deputato per molestie, pubblicando su Facebook un video che lo ritraeva durante l’aggressione. Ena Zeda (che significa “Anch’io” in arabo dialettale tunisino) ha dato voce a migliaia di testimonianze, rompendo il silenzio sugli abusi e aprendo un dibattito nazionale su violenza sessuale, molestie e diritti delle donne.

Falgatna

Falgatna è un collettivo femminista tunisino nato nel 2019, che si configura come uno spazio politico radicale, intersezionale, anticapitalista e decoloniale. Sorto nel solco delle mobilitazioni transnazionali contro la violenza di genere e in continuità con le pratiche del movimento #EnaZeda, Falgatna rifiuta le logiche istituzionali e gerarchiche tradizionalmente associate al femminismo di Stato tunisino. Il collettivo promuove una trasformazione strutturale delle relazioni di potere, opponendosi al patriarcato, al razzismo sistemico, alla queerofobia, al classismo e a ogni forma di dominazione coloniale e neoliberale. Falgatna è apertamente separatista e non misto per la costruzione di uno spazio più sicuro. Lontano dai modelli dominanti dell’associazionismo e del femminismo liberale, il collettivo si caratterizza per pratiche orizzontali, performative e collettive, radicate nella solidarietà e nella presa di parola dal basso.

École féministe Lina Ben Mhenni

Si tratta di una piattaforma militante e artistica che riunisce attiviste femministe provenienti da contesti internazionali attorno a diverse tematiche sociali e politiche. Attiva dal 2023 e dedicata alla memoria di una blogger e attivista scomparsa prematuramente nel 2020, la piattaforma promuove ogni anno un’università estiva in cui donne e persone queer, di diverse provenienze geografiche e culturali, lavorano collettivamente alla creazione di progetti femministi. Le attività proposte includono laboratori teatrali e di scrittura incentrati su temi quali le migrazioni, le violenze di genere, la maternità, il rapporto con il corpo e la rielaborazione delle proprie biografie femministe e queer. 

Intersection Association for Rights and Freedoms 

Intersection Association for Rights and Freedoms (IARF) è una ONG indipendente di ricerca e difesa dei diritti umani fondata nel 2020. Mira a sviluppare politiche pubbliche, legislazioni e pratiche in linea con le convenzioni e i trattati internazionali sui diritti umani e la governance democratica. Con una visione femminista intersezionale, sostiene e fa advocacy per tutte le prigioniere politiche, senza eccezioni, promuovendo la giustizia e l’uguaglianza per le donne e le persone marginalizzate.

Mawjoudin

Mawjoudin è una ONG senza scopo di lucro impegnata a garantire l’uguaglianza e a proteggere i diritti umani, fisici e sessuali dei membri della comunità LGBTQI+ e di altri gruppi marginalizzati attraverso attività di advocacy, documentazione, rafforzamento delle capacità, sensibilizzazione e creazione di spazi sicuri e protetti. L’organizzazione si distingue per la creazione di spazi sicuri e inclusivi per le persone LGBTQIA+ come il Mawjoudin Queer Film Festival, che dal 2018 è il primo evento cinematografico queer nel Nord Africa, inteso come spazio di visibilità, espressione artistica e resistenza culturale.

Trans-Unity Coalition Tunisia 

Trans Unity Coalition Tunisia è un collettivo fondato nel 2025, grazie ad un incontro tenutosi tra un gruppo di persone trans tunisine. La coalizione, senza fini di lucro e indipendente dal governo, è nata dall’urgenza di unire le forze per sfatare i miti comuni sulle persone trans nel Paese, offrire una rappresentazione più chiara e autentica, e promuovere l’uguaglianza, la giustizia e le libertà individuali.