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Paradiso, Giovanni di Paolo

Solo la conoscenza può salvare.

È con queste parole che si può forse riassumere il senso ultimo del libro di Hisham Matar, A month in Siena, uscito in Italia per Einaudi nel 2019 con il titolo Un punto di approdo. Senza dubbio è un testo difficilmente inquadrabile in un genere.

Quasi ogni capitolo è ricco di riferimenti a una o più opere d’arte.

Il dramma dell’autore è noto già dal precedente Il ritorno. Matar è figlio di un politico libico molto in vista, scomparso nelle carceri del regime di Gheddafi.

A Londra, lo scrittore conosce alla National Gallery i dipinti della scuola senese dal Duecento al primo Quattrocento e venticinque anni più tardi compie una sorta di viaggio di purificazione con la moglie Diana nella città toscana per conoscere dal vivo le opere che tanto lo hanno colpito.

Tempo della memoria e tempo della sofferenza si annullano perché i giorni senesi aprono uno spiraglio di quiete, nella convinzione che l’esperienza estetica sia occasione di conoscenza e di condivisione, come prova l’episodio del fiocco azzurro, che induce un padre arabo, conosciuto a Siena dall’autore, a far ‘battezzare’ (come si dice, senza nessuna implicazione religiosa) il proprio figlio in una Contrada. Anche se in questo breve passaggio non sono menzionate opere d’arte, si comprende come Matar (che avrebbe visitato Siena nel 2016 poiché c’è un riferimento al Palio vinto dalla Torre nel 2015), abbia profondamente capito la singolarità della sua città d’elezione*.

Comunque, sono la storia e le opere d’arte a emergere, con un’ottica alla centralità del Mediterraneo, specialmente nel capitolo sulla Peste Nera, The Problem with Faith, nel testo in inglese, molto interessante perché sottolinea quel che accadeva nel Nordafrica mentre l’Europa era nella morsa della pandemia.

Un avvenimento, la più recente pandemia, che forse ha fatto uscire sottotono nel 2019 questo salutare lento percorso di Matar alla scoperta di Siena, lontano dai gruppi turistici del mordi e fuggi.

È possibile, leggendo il libro, farsi un’idea di cosa voglia dire vivere a ritmi lentissimi – quasi noiosi – ma sicuri e corroboranti, se si sfruttano le ricchezze umane e culturali di Siena. Colpisce che arrivare nella città toscana è stato difficile anche per Matar e questa chiusura, città conosciuta ma mai afferrata del tutto, non fa che aumentare la bellezza, come un amore mai domato né sopito: ci sarà sempre un arco da rivedere, un dettaglio di un dipinto da osservare, un colore da distinguere, un Palio da perdere, uno da vincere.

Il finale è un inno alla vita a Siena attraverso la contemplazione del Paradiso di Giovanni di Paolo a New York. Il dipinto modula associazioni, idee, persone che lo rendono un amico da andare a trovare quando possibile.

L’abisso di dolore di Hisham Matar, scrittore sensibile e colto, autore tra tre mondi, l’Europa, gli Stati Uniti e il Nordafrica, non può che trovare conforto nel cullare se stesso e i suoi affetti in una città, Siena, che dimostra la forza del proprio valore soprattutto con la storia, le opere d’arte e i rapporti umani a misura d’uomo.

Giulio Burresi

*Dispiace che nella traduzione italiana, pur benemerita, di Anna Nadotti, ci siano espressioni che suonano ‘bislacche’ alle orecchie dei senesi come ‘gareggiare’ o ‘sbandieratore’, al posto di ‘correre’ e ‘alfiere’.