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Emmanuel Ruben

Dopo Sabre (ancora non tradotto in italiano, NdT), il romanziere Emmanuel Ruben prosegue la sua esplorazione delle leggende familiari con Le Mediterranee, un racconto tra immaginazione e Storia, in un’Algeria mitizzata. Un’epica e ricca ricerca delle origini.

C’era una volta l’Algeria, una terra dove persone, lingue e preghiere erano tutte diverse, componendo un immenso mosaico tra il Sahara e il Mediterraneo. Questo paese del passato, insabbiato in una mitologia silenziosa e dolorosa, quella dei rimpatriati, è stato ereditato da Samuel Vidouble da parte di sua madre, un’ebrea sefardita, senza nemmeno rendersene conto. Alla soglia dei suoi quarant’anni, sale su un aereo per andare a riscoprirla.

Ma come “tra gli ebrei la memoria precede la nascita”, per usare parole di Samuel, la storia precede la geografia: la sua esperienza è un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso le storie più o meno realistiche ma sempre accattivanti che nove personaggi di donne mediterranee racconteranno al narratore. Nove, come i nove rami dell’antico candelabro di famiglia, “una banale menorah di ottone come quelle che si trovavano in tutte le famiglie ebree di Costantina” ma che, secondo la leggenda tramandata di generazione in generazione, sarebbe appartenuta alla Kahina, la Regina berbera che combatté gli arabi nel VII secolo.

La ricerca delle origini

Il candelabro è l’unico oggetto prezioso che Mamie Baya, la nonna di Samuel, ha portato con sé sulla barca al momento della partenza dall’Algeria. Testimone centrale del libro, attraverso il quale tutto avverrà, l’oggetto ci permette di viaggiare attraverso la storia – “con la sua grande ascia”, scrisse Georges Perec. Conquista francese, decreto Crémieux, guerre mondiali e massacri: avvenimenti che ci verranno raccontati nel linguaggio familiare delle donne narratrici di leggende.

Commovente è l’inventario dei beni domestici lasciati dietro di sé nel grande esilio; luminosa, la galleria di personaggi proustiani, che rievocano a tratti Il ​​tempo ritrovato, da Chemouel, l’uomo camaleonte, a Baya Reine, la nonna adottiva. Introvabile, la casa di famiglia in Rue Vieux a Constantina, la città dei sette ponti sospesi, “cittadella arroccata, folta, labirintica”, sul bordo del fiume Rhummel.

Il passato si è dileguato. Il quartiere ebraico non esiste più, le chiese dei coloni sono diventate moschee. Dopo moltissimo tempo, subito dopo gli attentati del gennaio 2015, Samuel ha incontrato Djamila, una berbera musulmana tornata in Algeria per fare la rivoluzione. Ma il passato, come la sua innamorata, lo metterà a dura prova. Tra miti ed eventi ben reali, risate e lacrime, amore e violenza, e grazie a un linguaggio padroneggiato, musicale e superbo, Le Mediterranee dà origine all’ambizioso romanzo della ricerca delle origini e di una riconciliazione.

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Elsa Anselme, “Les Méditerranéennes”, d’Emmanuel Ruben: à la recherche de l’Algérie perdue, in Marianne.net, 15/09/22. Traduzione di Domenico Piazza.