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Nato a Ben Ahmed nel 1960, Hassan Najmi studia letteratura araba all’Università Mohammed V di Rabat e continua conseguendo un dottorato di ricerca con una tesi sulla poesia orale e la musica tradizionale in Marocco. È presidente dell’Unione degli scrittori del Marocco dal 1998 al 2005 e nel 1996 fonda insieme a un gruppo di poeti marocchini la Casa della poesia, un’associazione che promuove la poesia marocchina a livello nazionale e internazionale. Dal 2018 è presidente di Pen International in Marocco, un’associazione di scrittori che si batte per la libertà di espressione. Molti dei suoi testi, sia in prosa che in poesia, sono stati tradotti in almeno 10 lingue (tra cui francese, inglese, italiano, tedesco, spagnolo, turco, e persiano). Nel nostro paese sono state pubblicate alcune delle sue raccolte di poesia: Le Bagnanti e una eternità breve (Kimerik, 1990) e Il Sorriso dell’Alchimista (Di Felice Edizioni, 2016), mentre è di prossima pubblicazione la raccolta In Disparte e altre poesie (Astarte Edizioni, 2021).

È senza dubbio uno dei poeti marocchini più premiati (Prix du Maroc du Livre, 2011; Prix Mondial de Fès pour la Création, 2016; Prix Gutenberg Maroc, 2017). Solo in Italia gli sono stati attribuiti il Premio Rocca Flea per la raccolta di poesie Le Bagnanti nel 2009, l’Arnaldo Fortini (Assisi) dedicato alla fraternità nel 2015 e il Premio Speciale alla Poesia all’interno della VII edizione del Premio Letterario Città di Martinsicuro (TE) sempre nel 2015.

La sua scrittura e la sua poesia hanno subìto una notevole evoluzione nel tempo: se la sua prima raccolta, A te il regno, o lavanda (1982), risentiva ancora molto dell’influenza di importanti poeti marocchini come Ahmed Mejjati, Mohammed Khammar Guennouni, Mohammed Bennis, Mohammed Serghini e Mohammed  Bentalha, le sue opere più recenti  mostrano sia nella forma che nei contenuti una rottura con la tradizione e un taglio più contemporaneo influenzato da poeti arabi quali Adonis, Mahmud Darwish e Saadi Youssef, e dalla poesia di Giuseppe Ungaretti, Guillevic, Yannis Ritsos, Anna Achmatova e Borges.

La sera. Ogni sera cammino errando verso la spiaggia deserta. Solo l’acqua, laggiù. Solo la sabbia. E il sole era impallidito. Appariva mentre si posava laggiù sull’orizzonte calante. Ho messo due sedie sulle pietre. E sulla sabbia appena indurita dalla marea. Aspetto che ti siedi qua davanti a me.

(Da “La sedia vuota”, in In disparte e altre poesie, Astarte Edizioni, Pisa 2021)

Najmi parte dalla ricerca di un’identità poetica marocchina per arrivare a definire la sua stessa identità. La sua poesia è pulita, trasparente, e i concetti espressi non risultano mai troppo oscuri o astratti, com’è spesso il caso nella poesia marocchina moderna, ma sempre ben tangibili. I suoi versi parlano di cose ordinarie, persone comuni e sentimenti condivisi e condivisibili da tutti noi. Leggere Najmi è un po’ come ritrovare se stessi nelle parole di qualcuno che sembra conoscerci bene: ci si sente al contempo confortati e stupiti. Najmi sembra investigare continuamente oggetti e persone con sguardo attento e con una sensibilità speciale, e qui risiede il grande potere della sua poesia. 

(Articolo di Chiara Mazzanti)